Dal Febbraio 2022 l’Ucraina vive un conflitto che sembra senza fine contro la Russia.
E’ di ieri la notizia degli accordi per portare fondi e aiuti per la ricostruzione. Ma ricostruzione di cosa , in quali territori sovrani, con quali persone?
Dagli occhi del popolo, di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, delle imprese che si sono viste moltiplicare i costi energetici e ridotto l’export , sembra un’operazione schizofrenica.
Come è possibile pensare a una ricostituzione, aprire fabbriche, generare lavoro in un periodo di guerra?
E lo dico con uno sguardo storico al passato: lo stato di miseria e disperazione della Germania dopo la prima guerra mondiale, lo stato di miseria e disperazione dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale con un De Gasperi che andò a negoziare con gli USA di Truman, un cappotto prestato, per avere prestiti economici, grano e carbone, e avviare così la più grande svolta che il nostro Paese abbia mai conosciuto fino all’arrivo del Boom economico.
Viviamo un periodo di forte crisi politica e diplomatica. L’ordine internazionale è in un totale caos, senza riferimenti politici dí mediatori e costruttori di pace. L’operazione sulla ricostituzione dell’Ucraina oggi sembra più un mercanteggio sul nulla con un’Europa concentrata a preservare il suo primato economico, senza il coraggio di osare ad esercitare la sua mission politica e internazionale, di mediatore e costruttore di Pace.
Perché l’Europa per me, classe 1985, era questa: il pilastro della convivenza pacifica, base di sviluppo e benessere economico, garante e tutore delle libertà .
L’Europa era un sogno nato dalle menti di chi aveva perso tutto. Oggi è una realtà che sembra aver perso l’ambizione delle sue origini. Appare arresa ad inseguire gli eventi, più che a dettare l’agenda del domani . Non ha una leadership nel redimere le controversie internazionali, delegando a USA e Cina, appare silenziata nella battaglia sui dazi, inerte davanti alla concorrenza interna a livello fiscale, orfana di una consapevolezza sul valore dell’agricoltura prodotte dai suoi Stati membri.
A me un’Europa che festeggia la ricostruzione dell’Ucraina senza avere il coraggio di definire, in via prioritaria, se questa è parte o non parte dell’Unione Europea appare solo un’Europa più debole , facile preda del populismo di chi impegna le energie a giudicare le gambe delle parlamentari. L’Europa può essere migliore e più forte del solo gigante economico di oggi. Sempre che lo sia ancora.