Ricostruire prima della Pace? La contraddizione che allontana le persone

11 Luglio 2025

Dal Febbraio 2022 l’Ucraina vive un conflitto che sembra senza fine contro la Russia.

E’ di ieri la notizia degli accordi per portare fondi e aiuti per la ricostruzione. Ma ricostruzione di cosa , in quali territori sovrani, con quali persone?
Dagli occhi del popolo, di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, delle imprese che si sono viste moltiplicare i costi energetici e ridotto l’export , sembra un’operazione schizofrenica.
Come è possibile pensare a una ricostituzione, aprire fabbriche, generare lavoro in un periodo di guerra?
E lo dico con uno sguardo storico al passato: lo stato di miseria e disperazione della Germania dopo la prima guerra mondiale, lo stato di miseria e disperazione dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale con un De Gasperi che andò a negoziare con gli USA di Truman, un cappotto prestato, per avere prestiti economici, grano e carbone, e avviare così la più grande svolta che il nostro Paese abbia mai conosciuto fino all’arrivo del Boom economico.
Viviamo un periodo di forte crisi politica e diplomatica. L’ordine internazionale è in un totale caos, senza riferimenti politici dí mediatori e costruttori di pace. L’operazione sulla ricostituzione dell’Ucraina oggi sembra più un mercanteggio sul nulla con un’Europa concentrata a preservare il suo primato economico, senza il coraggio di osare ad esercitare la sua mission politica e internazionale, di mediatore e costruttore di Pace.
Perché l’Europa per me, classe 1985, era questa: il pilastro della convivenza pacifica, base di sviluppo e benessere economico, garante e tutore delle libertà .
L’Europa era un sogno nato dalle menti di chi aveva perso tutto. Oggi è una realtà che sembra aver perso l’ambizione delle sue origini. Appare arresa ad inseguire gli eventi, più che a dettare l’agenda del domani . Non ha una leadership nel redimere le controversie internazionali, delegando a USA e Cina, appare silenziata nella battaglia sui dazi, inerte davanti alla concorrenza interna a livello fiscale, orfana di una consapevolezza sul valore dell’agricoltura prodotte dai suoi Stati membri.
A me un’Europa che festeggia la ricostruzione dell’Ucraina senza avere il coraggio di definire, in via prioritaria, se questa è parte o non parte dell’Unione Europea appare solo un’Europa più debole , facile preda del populismo di chi impegna le energie a giudicare le gambe delle parlamentari. L’Europa può essere migliore e più forte del solo gigante economico di oggi. Sempre che lo sia ancora.