Sport nei parchi. Progetto bello, ma capiamo qualcosa di più. L’interrogazione arriva direttamente in consiglio.
Il progetto sport nei parchi è un progetto molto bello, non solo perché pone al centro il verde urbano, ma soprattutto perché utilizza la leva dello sport per il benessere quotidiano.
Devo dire, però, che ho letto con una certa sorpresa che il progetto sport nei parchi sarebbe tutta farina del sacco di questa amministrazione senza nessun riferimento a Sportcity, la fondazione che si fa promotrice dello sport come leva di benessere, inclusione e qualità della vita urbana. Fondazione attiva in più di 160 comuni e per la quale, durante la campagna elettorale, la consigliera comunale Erika Bagatin scriveva sul suo santino di essere la referente per il Friuli-Venezia Giulia.
Perché lo dico? Perché in queste settimane, proprio per le criticità emerse nei quartieri nella campagna di ascolto che stiamo facendo con l’associazione “La fabbrica della città nuova” mi è stata presentato informalmente il progetto del “coach di quartiere” che avrebbe potuto sposarsi perfettamente con il Parco San Marco a Villanova che oggi presenta delle indubbie criticità nella gestione del verde e nella vivibilità. Progetto sul quale, appunto, ho una documentazione che rimanda alla fondazione Sportcity che però oggi appare completamente fuori dalla narrazione dell’amministrazione.
Sia chiaro, io sono la prima a sostenere che le buone pratiche amministrative vadano copiate e importate, tanto è vero che quando come associazione “La fabbrica della Città Nuova” abbiamo presentato a febbraio “I comitati di quartiere” come possibile strada per recuperare il rapporto con i quartieri, la presentazione aveva il sottotitolo “COPIA E INCOLLA” per quanto riguarda le esperienze di Monfalcone e Seregno. E ricordo che la documentazione è stata inviata a tutti i consiglieri comunali, sindaco e giunta.
Per questa ragione, nell’interrogazione che ho depositato, chiedo se il progetto sia funzionale ad entrare nella rete dei comuni partner della Fondazione Sportcity, perché sarebbe un valore aggiunto per la città. Una sorta di bollino da affiancare a quello di Comune amico della famiglia che Pordenone ha già.
C’è poi l’aspetto più burocratico e meno simpatico: la trasparenza sul coordinamento delle attività e sulla gestione delle risorse economiche per il progetto. Apprendiamo dai giornali che il progetto è stato avviato in via sperimentale con il coordinamento affidato alla Panorama, associazione che tutti noi conosciamo per la sua forza e radicamento territoriale, ma con quali criteri è stata scelta? E soprattutto, quali saranno i criteri per coinvolgere il maggior numero di associazioni? C’è poi l’elemento meno romantico del costo economico dell’operazione: qual è il prezzo e per quanto tempo.
La trasparenza dell’amministrazione è anche questa, in modo da poter dare gli strumenti a tutti di poter concorrere a questo progetto che, sono sicura, rappresenterà un arricchimento per la città.
