Pirotta (PD): «Disability Card, accesso alle vasche e barriere architettoniche: le conclusioni le lascio alla stampa»
La risposta alla mia interrogazione sulla piscina comunale di Pordenone e sulla Disability Card apre più questioni di quante ne chiuda. E soprattutto conferma un punto: oggi parlare di inclusione non basta, se una persona in sedia a rotelle incontra ostacoli concreti per arrivare alla vasca.
L’interrogazione n. 65, pervenuta alla Segreteria del Consiglio il 19 maggio 2026, chiedeva espressamente perché la Disability Card non fosse riconosciuta, quanti fossero gli accessi delle persone con disabilità, quali interventi fossero stati realizzati per l’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche e quali azioni intendesse assumere l’Amministrazione.
Un impianto rinnovato, ma il problema dell’accesso alle vasche resta
Va detto innanzitutto che nel bando di aggiudicazione della piscina comunale non era stato previsto alcun vincolo specifico a carico del gestore per gli adeguamenti relativi all’accessibilità.
Con la nuova gestione di Arca Nuoto, inoltre, sono stata informata che la pedana che precedentemente permetteva l’accesso alla piscina alle persone con difficoltà motorie è stata rimossa. Oggi quella possibilità di accesso dovrà essere ripristinata attraverso un intervento a carico del Comune.
La stessa risposta dell’Amministrazione riconosce che sono state rilevate criticità nell’accesso alle vasche da parte dell’utenza con disabilità motoria e riferisce che il gestore è stato più volte sollecitato a trovare una soluzione.
Alla fine sarà il Comune a intervenire: l’Amministrazione ha infatti deciso di destinare proprie risorse all’acquisto e all’installazione di un nuovo servoscala meccanico, le cui procedure di affidamento risultavano in corso al momento della risposta.
Questo è il dato concreto: per una persona che utilizza una sedia a rotelle, oggi la piscina comunale presenta ancora una barriera reale.
I numeri raccontano solo una parte della realtà
Anche sul monitoraggio degli accessi la risposta lascia aperto un problema. Il Comune riferisce 10 accessi di persone con disabilità fisica per le attività organizzate direttamente dal gestore, aggiungendo che l’impianto è frequentato da diversi gruppi seguiti da associazioni specializzate.
Manca quindi quel quadro complessivo che avevo chiesto nell’interrogazione, distinguendo le diverse tipologie di disabilità.
Una persona con lievi difficoltà motorie può riuscire ad accedere autonomamente alla struttura. Ben diversa è la situazione di chi si muove in carrozzina e necessita di ausili e percorsi realmente accessibili. Anche la carrozzina che dovrebbe consentire il trasbordo dagli spogliatoi verso la piscina risulta, per quanto mi è stato riferito, praticamente inutilizzata.
La disabilità non è un privilegio: è una difficoltà che può comportare ulteriori costi e ostacoli per le persone e per le loro famiglie. Ed è proprio compito delle istituzioni cercare tutte le strade possibili per rimuovere quelle barriere.
Disability Card: finalmente si apre una strada
C’è almeno un elemento positivo nella risposta. L’Amministrazione dichiara di aver avviato un confronto con Arca Nuoto per inserire formalmente la Disability Card tra i titoli che consentono l’accesso a tariffe agevolate. Una scelta che permetterebbe anche di monitorare in maniera più precisa gli accessi e le diverse esigenze dell’utenza.
È esattamente una delle questioni che avevo posto.
Riconoscere la Disability Card non significa semplicemente applicare uno sconto. Significa affermare un principio di inclusione e iniziare a costruire un percorso.
Dietro la parola “accessibilità” ci sono anche bambini e ragazzi ai quali, in assenza delle condizioni necessarie, può essere di fatto preclusa la pratica sportiva.
Pordenone si prepara a essere Capitale italiana della Cultura 2027 ed esprime eccellenze sportive anche tra gli atleti con disabilità. Dobbiamo avere l’ambizione di rendere accessibile la piscina comunale e creare le condizioni affinché, un domani, possa nascere e crescere anche una realtà paralimpica legata al nuoto nella nostra città.
Non serve solo entrare in acqua: serve poterlo fare in sicurezza
Rimane poi un’altra criticità: la mancanza di corrimano, in particolare nella piscina esterna.
Un corrimano può sembrare un intervento semplice, ma è a tutti gli effetti uno strumento di abbattimento delle barriere: permette di entrare e uscire dall’acqua con maggiore sicurezza non soltanto alle persone con difficoltà motorie certificate, ma anche agli anziani, ai bambini e a chiunque abbia una mobilità temporaneamente ridotta.
Accessibilità significa proprio questo: progettare gli spazi affinché possano essere utilizzati dal maggior numero possibile di persone.
E poi c’è una questione di date
Infine, c’è un aspetto sul quale credo sia corretto limitarmi a riportare i fatti.
L’interrogazione risulta pervenuta alla Segreteria del Consiglio il 19 maggio 2026.
La risposta che mi è stata trasmessa riporta invece in intestazione la data 17 giugno 2026.
La comunicazione del Sindaco con cui tale risposta mi è stata fornita è però datata 8 agosto.
Considerato che il Regolamento prevede un termine di 30 giorni per rispondere alle interrogazioni scritte, questa sequenza temporale mi ha fatto sorgere un dubbio sulla data riportata nel documento di risposta.
Le conclusioni le lascio alla stampa.
Resta però un problema politico e istituzionale più generale: il ritardo nelle risposte alle interrogazioni scritte non può diventare sistematico. Ad oggi attendo ancora, tra le altre, la risposta all’interrogazione sull’utilizzo di Villa Cattaneo, depositata il 28 giugno.
Le interrogazioni non sono un esercizio burocratico del consigliere comunale. Sono uno strumento di controllo previsto per chi rappresenta i cittadini. E rispettarne i tempi significa rispettare non soltanto il Consiglio comunale, ma soprattutto le persone per conto delle quali quelle domande vengono poste.

