Garante dei Detenuti: Pordenone ha detto NO!

14 Marzo 2026

Pordenone dice no al Garante dei detenuti: si rinvia tutto alla futura struttura di San Vito

Il Comune di Pordenone ha deciso di non procedere con l’istituzione del Garante comunale delle persone private della libertà personale. La motivazione emersa dalla risposta all’interrogazione, discussa alla fine del consiglio comunale di lunedì 9 marzo, è quella di attendere la realizzazione del nuovo carcere di San Vito al Tagliamento, prevista — se tutto procederà secondo i programmi — entro i prossimi due anni. L’assessora Cucci ha evidenziato che il tema è quindi sovracomunale e rimanda il tema al futuro ripristino delle province.

Una scelta che lascia perplessi, perché si è persa l’occasione di dare un segnale di attenzione e sensibilità su un tema che riguarda non solo chi è detenuto, ma l’intera comunità. L’istituzione del Garante avrebbe rappresentato un punto di collegamento continuo e stabile tra la città e la realtà carceraria, capace di costruire relazioni istituzionali, monitorare le situazioni più delicate e prevenire criticità dovute anche al sovraffollamento. Un’occasione anche per valorizzare delle competenze all’interno del consiglio comunale come il Consigliere dr. Enrico Votrico (Lista Basso Sindaco Pordenone Civica) che per anni è stato medico all’interno della casa circondariale.

Oggi, invece, il rischio è che il rapporto tra città e carcere resti legato soltanto alle emergenze o agli episodi più gravi, come accaduto recentemente con l’aggressione a un agente della polizia penitenziaria.

Ma qual è la situazione attuale del carcere di Pordenone?

Dal colloquio che ho effettuato con il direttore del carcere, il Dr. Lamonaca, il 2 marzo i dati che meritano attenzione. La capienza regolamentare è di 37 posti, la capienza tollerabile è di 53, mentre la capienza massima può arrivare fino a 60.

Ad oggi, i detenuti presenti sono 55, un numero quindi già superiore alla soglia tollerabile. Tra questi vi è una presenza significativa di giovani sotto i 30 anni, un dato che non può essere ignorato e che racconta una fragilità crescente nelle fasce più giovani della popolazione.

È un segnale che dovrebbe interrogare tutte le istituzioni. Senza una strategia condivisa tra Comune, sistema penitenziario, servizi sociali, scuola e territorio, il rischio è che questa fragilità si trasformi in una vera piaga sociale, con costi sempre più alti non solo sul piano economico, ma anche su quello della sicurezza e del benessere dell’intera collettività.

Per questo motivo la mancata istituzione del Garante rappresenta un’occasione mancata. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di uno strumento concreto per costruire un dialogo costante tra la città e il carcere, lavorando sulla prevenzione, sul reinserimento e sulla responsabilità condivisa.

Pordenone capitale della cultura e città educante rimarrà, assieme a Tolmezzo, l’unica senza l’introduzione di un garante a breve. Se Udine e Trieste hanno già questa figura operativa e con un proprio budget, Gorizia qualche settimana fa, sotto l’amministrazione di Forza Italia con il Sindaco Ziberna, ha approvato all’unanimità la mozione per istituirlo. Il protocollo ANCI, fatto pervenire in data 26 gennaio a tutti i membri del consiglio comunale, dava delle linee guide di accompagnamento dei comuni verso questo percorso. Stante la collaborazione di Gorizia e Pordenone come capitali della cultura, sarebbe stato utile e costruttivo poter collaborare insieme anche in questo percorso che riguarda il luogo dove si esprime il massimo potere dello Stato nella compressione del diritto alla libertà personale delle persone.

Il carcere non è un mondo separato dalla città.
È parte della città e riguarda tutti noi.

Consigliera Irene Pirotta
ascolta qui la risposta in consiglio comunale all’interrogazione