Assemblea Nazionale PD: il mio intervento

14 Dicembre 2025

Di seguito il mio intervento in assemblea nazionale del 14.12.2025 che puoi rivedere anche qui

Grazie Presidente, grazie Segretaria e grazie per la pazienza a chi è rimasto.

Care delegate, cari delegati, intervengo a nome di un confronto che si è svolto nei giorni scorsi in Friuli-Venezia Giulia, coinvolgendo iscritte e iscritti di quattro federazioni: Pordenone, da cui l’iniziativa è partita, Gorizia, Trieste e Udine che ha prodotto un documento, inviato questa mattina per email all’organzzazione, della Segretaria e del Presidente e che spero sia messo a disposizione di tutte le delegate e i delegati.

Un confronto serio, plurale, nato dal basso, che restituisce un messaggio chiaro: il Partito Democratico oggi discute molto di regole e di leadership, ma fatica a dare una direzione politica riconoscibile.

Il tema delle primarie è emblematico di questa difficoltà.
Dal confronto è emersa una divisione netta interna. Da un lato, una critica forte alle primarie aperte, che hanno prodotto una separazione tra iscritti e partito, svuotando il senso della militanza e indebolendo identità e cultura politica. Dall’altro, chi continua a vederle come strumento di apertura e legittimazione popolare.

Ma il punto politico non è scegliere se farle o non farle.
Il punto è che nessun meccanismo democratico funziona se il partito non ha una linea politica chiara, se gli iscritti non partecipano davvero e se il PD non è riconoscibile per ciò che rappresenta. Senza questo, le primarie non rafforzano il partito: lo espongono e lo indeboliscono.

Questo tema si intreccia direttamente con quello della leadership.
Sulla Segretaria Elly Schlein il giudizio è emerso serio e non ideologico. Le viene riconosciuto il merito di aver rafforzato il PD nei risultati elettorali e di aver lavorato per la costruzione di una coalizione larga. Oggi è la figura più riconoscibile del partito.

Proprio per questo, però, dobbiamo porci una domanda politica, non personale: è giusto che il ruolo del segretario coincida automaticamente con quello di candidato alla guida del governo?
Molti ritengono che siano ruoli distinti, con funzioni diverse: il Segretario è chiamato a rappresentare il partito e a costruirne l’identità, motivo che giustifica l’elezione con primarie interne; il candidato premier deve essere in grado di tenere insieme il partito e il Paese, parlando anche a chi oggi non ci vota, motivo per cui la scelta può e deve avvenire con delle primarie aperte.

Confondere questi ruoli rischia di alimentare personalismi e di trasformare il confronto politico in una competizione interna permanente che nuoce al Paese prima che al Partito.

Dal confronto emerge con forza un principio: la leadership non si costruisce per forzatura statutaria o per contrapposizione, ma attraverso percorsi credibili, radicamento territoriale, esperienza amministrativa e competenza.
Ma soprattutto emerge una consapevolezza netta: senza contenuti politici forti, nessuna leadership regge. I leader passano, le idee restano.

E qui sta il nodo politico vero.
Il PD appare oggi schiacciato su dinamiche interne e riposizionamenti personali, mentre il Paese chiede risposte su lavoro e impresa, scuola, sanità e welfare. Nessuna ambiguità sulla politica estera a partire dallo sguardo sul valore dell’Europa per le libertà di tutte e di tutti.  Se non torniamo a essere riconoscibili su questi temi, nessuna leadership potrà essere competitiva.

Concludo.
Dal confronto nei territori emerge una disponibilità che non va sottovalutata: la disponibilità a trovare strumenti nuovi per la consultazione degli iscritti assieme alla consapevolezza che si può anche perdere nel breve periodo, se questo serve a ricostruire nel medio-lungo termine su basi teoriche diverse per una nuova sinistra che sia interprete dei cambiamenti globali. Ma ciò richiede una scelta netta: meno ambiguità, meno personalismi, più progetto politico.

Se il Partito Democratico vuole tornare a essere un partito popolare, non può essere definito dalle sue regole interne o dai suoi equilibri correntizi, ma dalle idee che propone e dalla credibilità di chi le porta avanti.

Questi sono i temi che porto dal mio territorio: il Friuli-Venezia Giuli e non da un assetto correntizio. Perché ha ragione Boccia a dire che c’è una generazione che non ha responsabilità sugli assetti (io e la segretaria condividiamo lo stesso anno, il 1985), eppure perché spesso mi sento fuori posto, esclusa, in casa nostra?

Grazie.