L’agricoltura è molto di più della foto con il trattore il cui ultimo modello non è certo accessibile a tutte le realtà agricole. Agricoltura significa principalmente attesa e pazienza: di raccogliere quello che hai seminato prima e di essere pagato dopo, con tempistiche che vanno dai 90 ai 360 giorni e più dopo il raccolto.
Pagamenti dilazionati, premi assicurativi che arrivano anche dopo due anni rispetto alle calamità e poi i contributi PAC (Politica Agricola Comunitaria) e PSR che aiutano a coprire le spese dell’annata in corso.
In Italia l’organismo pagatore AGEA era rimasto attivo solo in quattro regioni: una di queste era il Friuli-Venezia Giulia.
Un sistema informativo importante che la nostra regione ha cambiato, lo scorso anno con la promessa di fare meglio e pagare prima. Questo è quello che agricoltori e associazioni di categoria chiedevano.
Peccato che poi, nei fatti la piattaforma per il caricamento dei dati non è stata resa attiva prima di luglio 2024, con un sovraccarico di lavoro manuale per i CAA e crescente margine di errore per discrepanze con un software in rodaggio. C’è stata una superficialità della regione della complessità che il cambio di gestione avrebbe comportato che avrebbe potuto e dovuto essere gestita meglio.
Ora arriva l’ultimo smacco: il saldo PAC 2024 è arrivato solo ad alcune aziende agricole quando solitamente a febbraio tutte venivano liquidate.
La Regione ha il termine di erogazione entro giugno e oggi non è possibile verificare da sistema lo stato delle pratiche. Siamo alla gestione manuale se la regione sta emettendo gli elenchi delle aziende liquidate man mano che procede.
Per quanto riguarda invece gli anticipi sulle domande PSR a superficie presentate lo scorso anno (tra cui quelle che prevedevano una premialità per le adesioni SQNPI, le certificazioni di sostenibilità ambientale) oggi non si ha nessuna notizia: non un euro è stato liquidato.
Dobbiamo ricordare che la filiera agroalimentare è uno dei maggiori settori economici dell’UE.
Dà lavoro a 40 milioni di persone e comprende circa 10 milioni di agricoltori che si adoperano per fornire alimenti di alta qualità e a prezzi accessibili, cercando nel contempo di preservare le risorse naturali; inoltre, il settore agroalimentare si trova di fronte a sfide quali la concorrenza mondiale, le crisi economiche e finanziarie, i cambiamenti climatici nonché i costi volatili di fattori produttivi quali combustibili e fertilizzanti.
Non si diventa ricchi.
La puntualità del versamento dei contributi agricoli è un elemento che incide sui piani aziendali e sul sostentamento delle aziende agricole stesse, con realtà prevalentemente di piccole e medie dimensioni.
Sono quelle che fanno più fatica a far quadrare i conti e che, con gli standard sempre più alti di certificazione assieme all’età media dei titolari, rischiano di arrendersi.
Si chiede agli agricoltori di innovare, fare meglio.
Si elogia il coraggio e la resistenza, ma gli onori servono a poco se poi la Regione F.V.G. è la prima a non pagare perché inetta nella capacità di comprendere la complessità dei sistemi operativi e le ripercussioni che questi hanno sulla filiera agricola.
Porterò all’attenzione dei consiglieri regionali del mio partito, tramite il capogruppo Diego Moretti, questo problema:
Quante aziende agricole sono coinvolte?
Quante quelle liquidate e quante quelle da liquidare?
Quali sono i criteri utilizzati per la liquidazione?
Qualcuno dovrà dare delle risposte alla vergognosa gestione del passaggio al nuovo organismo pagatore.
Eppure, questi sono quelli che governano la Regione FVG e si accingono a fare i paladini del Made in Italy e della cultura autoctona a Pordenone e Monfalcone.